Killing Eve, una spy-story all’insegna del rincorrersi ossessivo tra due donne ma anche delle personalità: trama, cast, filo narrativo

Scritto da Maria Luisa Congiu, 11 Aprile 2023 - Tempo di lettura: 6 minuti

Killing Eve è una serie TV drammatica in quattro stagione, ideata da Phoebe Waller-Bridge, con Sandra Oh e Jodie Comer nei rispettivi ruoli principali delle due protagoniste.
Prodotto da Panorama Films e Sid Gentle Films, la serie ruota attorno alla storia di due donne affascinanti, Villanelle e Eve, che si sfidano nel meno classico gioco della corsa tra gatto e topo, ribaltando gli stereotipi del classico thriller di spionaggio.

La killer spietata, una bionda vendicativa e spregiudicata

Villanelle, interpretata da Jodie Comer, è psicopatica, nonché assassina su commissione, conosciuta negli “ambienti” anche con lo pseudonimo di Oksana Astankova. È una mente brillante,  donna elegante e del tutto priva di empatia o quantomeno di moralità. Cresciuta a pane e pallottole in un’organizzazione chiamata i Dodici, Villanelle è una killer spietata che gode del lusso che il suo lavoro le permette di avere, dopo essere stata salvata dalla pena di morte per aver vendicato la morte del padre.

La noia della controparte della giustizia, che si risveglia oltre le proprie aspettative

Dall’altra parte c’è Eve Polastri, interpretata da Sandra Oh, un’intelligente ma annoiata addetta alla sicurezza del MI5, l’intelligence britannica. La sua vita da impiegata alla scrivania cambia improvvisamente quando viene incaricata di catturare Villanelle, diventando così protagonista di un’azione che va oltre le sue aspettative.

Un rincorrersi intenso in diverse location internazionali: questo è quello che accade tra le due donne che iniziano così a rincorrersi in tutto il mondo, dalla Russia alla Francia, per poi finire e ritrovarsi in Bulgaria, Inghilterra e Germania, svelando man mano i tasselli del puzzle delle loro storie personali. Ciò che sorprende è la passione che entrambe nutrono per il proprio lavoro, sviluppando un’ossessione mista ad attrazione reciproca nel corso del tempo. Un pò come il Lupin e l’ispettore Zenigata al femminile.

La chimica tra le protagoniste e lo sviluppo del personaggio di Eve. Sandra Oh e Jodie Comer meritano tutta l’ammirazione per le loro interpretazioni in “Killing Eve”. La loro chimica sullo schermo è evidente, creando una dinamica affascinante tra le due donne. In particolare, il personaggio di Eve si sviluppa in modo interessante nel corso della serie. Da una semplice addetta alla sicurezza, diventa una figura coraggiosa e competente, che affronta sfide sempre più grandi nel tentativo di catturare Villanelle.

Una trama promettente con un ritmo frenetico

La trama di “Killing Eve” è avvincente fin dall’inizio, con molte promesse per lo sviluppo dei personaggi e degli intrecci narrativi. Tuttavia, uno dei punti deboli della serie è il ritmo troppo accelerato, soprattutto nella seconda metà della prima stagione, quando il plot si svolge in modo affrettato, specialmente durante le scene ambientate in prigione.

Killing Eve è una serie TV unica che unisce due donne appartenenti a due mondi opposti, che mai si sarebbe pensato si potessero empatizzare a tal punto. L’una affascinante, complicata, l’altra riscopre la propria sete di avventura ed il desiderio di diventare una spia.

Le due donne iniziano così una sfida veramente ossessiva, dove il gioco del gatto e del topo nasconde passaggi talmente incalzanti nel filo narrativo, che spesso lo spettatore potrebbe addirittura perdersi all’interno della trama, per poi rallentare nella seconda metà della storia, dalla fine della seconda serie. Tanto che il finale potrebbe addirittura essere sembrato blando e poco coerente con la storia.

Facciamo il punto della storia tra Villanelle e Eve

Quando Killing Eve ha fatto il suo esordio tv sulla BBC America nel non lontano aprile del 2018, il pubblico televisivo ha incontrato per la prima volta l’agente Eve Polastri e la sicaria Oksana Astankova, alias Villanelle, ma ben si presto si passati dall’originalità e dalla bellezza della prima stagione, firmata da Phoebe Waller-Bridge, alla confusione e al senso di déjà-vu che hanno caratterizzato la quarta stagione, per poi giungere, dopo un totale di trentadue episodi, ad una conclusione che non è stata in grado di mantenere le luminose promesse di quattro anni fa.

I Punti Deboli della Stagione 4: Da Pam ai Dodici

La delusione per il declino di Killing Eve forse potrebbe attribuirsi alla lunga interruzione delle riprese dovute al Covid o almeno così vogliamo sperare, se non proprio all’ennesimo cambio di regia che si trasformato in una lotta alla correzione gli errori delle stagioni precedenti, nonostante le grandi interpretazioni di Sandra Oh e Jodie Comer.

Le incongruenze emerse si vedono tutte – con gli interessi -nella quarta stagione, dove i Dodici diventano un’organizzazione criminale che, priva della carismatica villainess francese Hélène diventano più prevedibili e meno “cattivi”.

Pam, Un Personaggio che si fa fatica a collocare

Il personaggio di Pam, che è interpretata dalla brava Anjana Vasan, è la storia di una giovane apprendista killer divisa tra Hélène e Konstantin Vasiliev e non si capisce appieno cosa ci faccia nella storia tra Eve e Villanelle, o almeno come ci sia finita. Pam è stata dipinta come un’epigona di Villanelle, ma il suo stentare a decollare l’ha etichettata come un’eterna incompiuta, ossessionatamente indecisa se abbracciare appieno il “lato oscuro” della sua professione. La sua redenzione finale è un tentativo di darle un senso? Forse sì, ma non abbastanza da rendere la trama di Pam davvero solida o avvincente.

Eve e Villanelle: insieme o no?

Ma veniamo alle colonne portanti di questa serie, che tra un balletto di colpi e di emozioni e l’altro, comincia ad assumere le tinte di violenza e tensione che si era vista solo nella prima delle quattro stagioni, in uno scontro finale che lascia veramente il pubblico col fiato sospeso. La dinamica tra Eve e Villanelle è sempre stata il cuore pulsante di Killing Eve, con le ossessioni, le attrazioni e repulsioni che hanno alimentato le aspettative fino al fatidico faccia a faccia.

Il finale di Killing Eve è un mix di emozioni che contrappone l’amarezza di un finale aperto, che lascia molte domande senza risposta e molte trame irrisolte alla possibile anteprima di un’ipotetica quinta stagione, forse non giustifica il cast straordinario che è stato impiegato per dare un tocco di prestigio alla serie tv. Forse i fans nemmeno la vorrebbero una quinta serie quanto piuttosto un finale delle tinte ben definite.

Il punto di forza di Killing Eve è sicuramente il suo cast straordinario. Jodie Comer, Sandra Oh ma anche Fiona Shaw, tutte donne forti che hanno dato un tocco di imprevedibilità e di passione alla narrativa. Nonostante le critiche mosse alla quarta stagione, Killing Eve ha dimostrato proprio una grande crescita narrativa nel corso degli anni, con i colpi di scena e i momenti di grande tensione che hanno reso Killing Eve una serie televisiva coinvolgente e avvincente.

Killing Eve è una serie televisiva complessa e affascinante, dalla dinamica intensa e dallo stile tipico della storytelling thriller. Nonostante un finale aperto e alcune critiche, la serie ha fatto la sua strada nella cultura popolare come un’opera televisiva innovativa e avvincente.

Killing Eve ha affrontato temi complessi come l’ossessione, l’identità, il desiderio e la moralità, tutte sfaccettature tipiche delle serie tv girate tra il 2015 ed il 2020, quando allo spettatore è stato volutamente lanciato un messaggio che va oltre alla storia di fantasia e che dirama spesso nella cultura americana di questi anni che va alla ricerca della vera salute psicofisica. Che passa anche dai problemi mentali e dai disturbi psicologici. Ha sfidato oltretutto le convenzioni di genere girando la vicenda interamente al femminile ed ha offerto una visione unica di una relazione intima e pericolosa tra due donne forti ed altrettanto complesse.

Ha dimostrato, infine, come le donne possano essere protagoniste potenti e più complesse di quanto si possa immaginare in una narrazione televisiva, rompendo tutti gli stereotipi di genere e offrendo una rappresentazione fresca e coinvolgente delle dinamiche femminili.

Nonostante il finale della serie, rimane impressa ugualmente un’impronta indelebile nel panorama televisivo: Killing Eve ha conquistato un pubblico ampio ed eterogeneo che si è appassionato realmente e che ha seguito con fervore le avventure dimostrando come la narrativa anche più audace e innovativa possa avere un impatto duraturo nel corso delle stagioni. Che sia ricordata per i suoi personaggi straordinari, la sua trama avvincente o il suo stile unico, Killing Eve rimane una serie tv indimenticabile.

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