Addio a Ettore Mo, maestro di giornalismo ed uno dei primi (e più grandi) corrispondenti di guerra

Scritto da Maria Luisa Congiu, 10 Ottobre 2023 - Tempo di lettura: 3 minuti

Storico giornalista ed opinionista, inviato di guerra che ha saputo raccontare i fatti con gli occhi della verità, ci lascia a 91 anni.

È morto Ettore Mo, storico giornalista ed inviato di guerra di spicco nel panorama dell’informazione italiana. La notizia del suo decesso è stata annunciata da Milena Gabanelli attraverso un toccante post su un social network, in cui ha descritto Mo come un compagno di viaggio, un amico e un maestro. Gabanelli ha sottolineato che l’insegnamento più prezioso che ha tratto da lui è stato l’arte di raccontare senza aggettivi, un’abilità che Mo ha perfezionato nel corso della sua carriera. Con la sua scomparsa, sembra che il lago Maggiore sia diventato un po’ più buio, come se si fosse spenta una delle luci guida del giornalismo italiano.

Addio a Ettore Mo

Ettore Mo, nato a Borgomanero, in Piemonte, ci ha lasciato all’età di 91 anni. Durante la sua lunga carriera, ha offerto al pubblico una finestra unica sulle più grandi crisi globali, le guerre e le interviste ai personaggi più influenti della storia. La sua visione del giornalismo era chiara: un giornalista deve prima di tutto essere un cronista, senza fronzoli inutili, rimanendo sempre un passo indietro rispetto agli eventi, mettendo la storia al primo posto. Mo considerava il giornalismo una sorta di “malattia” che affliggeva coloro che avevano avuto la fortuna di essere testimoni di grandi avvenimenti, un’ossessione che non si può più abbandonare una volta vissuta.

Carriera di Ettore Mo

I primi passi di Mo nel mondo del giornalismo sono stati fatti al Corriere della Sera nei primi anni ’60, dopo aver svolto una serie di lavori diversificati in giro per il mondo, che includevano esperienze come sguattero, cameriere, barista, bibliotecario, insegnante di francese, infermiere e steward. Tuttavia, è stato nel 1979, quando si è recato in Afghanistan per la prima volta, che ha scoperto la sua vera vocazione. Nonostante le barriere culturali e i pregiudizi, Mo sentiva il dovere di essere sul campo e di raccontare ciò che vedeva.

La lista dei premi conquistati da Ettore Mo è impressionante, con oltre trenta riconoscimenti nel corso della sua carriera. Nel 2008 è stato nominato cronista dell’anno, un tributo al suo impegno costante nel portare la verità agli occhi del pubblico. Ha scritto numerosi libri memorabili, tra cui “Lontani da qui: Storie di ordinario dolore dalla periferia del mondo” e “Sporche guerre: Dall’Afghanistan ai Balcani, le avventure e gli incontri di un grande inviato“.

Giornalismo vero. La sua abilità nel racconto diretto emerge chiaramente in una delle sue descrizioni: “Ma i due ragazzi adagiati sotto il telo bianco non sentivano le voci, né gli scossoni, né il gorgoglio dell’acqua che, filtrando da sotto l’imbarcazione, gli scioglieva il sangue raggrumato nelle ferite”. Mo ha girato il mondo per documentare le guerre, visitando l’Africa, il Medio Oriente, i Balcani, l’Asia e l’America Latina. Tuttavia, Kabul è sempre rimasta il luogo più speciale per lui, dove ha trascorso gran parte della sua carriera e dove ha avuto l’opportunità di incontrare il leader di Hamas durante un periodo di tensione nella regione.

In una delle sue ultime interviste, Ettore Mo ha dichiarato che il Terzo Mondo lo aveva sempre appassionato. È stato un giornalista che ha creduto nel potere delle parole per raccontare le storie più importanti del nostro tempo, senza mai perdere la sua vocazione di cronista. Con la sua scomparsa, il giornalismo italiano ha perso una delle sue voci più autentiche e coraggiose, e il mondo intero un testimone prezioso delle tragedie e delle speranze dell’umanità.

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