Qual è il contrario di incapace?

Domanda di: W. Trianni | Ultima modifica: 15 Maggio 2023 - Tempo di lettura: 2 minuti
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Equivoco, inabilitato, incompetente, inetto, maldestro e inesperto sono tutti sinonimi di “incapace”, ovvero di una persona che non ha la piena capacità di agire o di intendere e volere. Al contrario, il contrario di “incapace” è “capace”, ovvero una persona che ha la capacità di agire e di intendere e volere in modo autonomo e indipendente. Altri sinonimi di “capace” sono: abile, bravo, competente, esperto.

Quando si perde la capacità giuridica?

La capacità giuridica non è qualcosa che si possiede o si perde in modo definitivo, ma può essere limitata o compromessa in alcune situazioni. Ad esempio, può essere limitata temporaneamente in caso di malattia o di incidente che limita la capacità di agire, oppure parzialmente limitata in caso di minorità o di altre situazioni in cui la persona ha bisogno di un tutore per la gestione delle proprie questioni giuridiche. Tuttavia, la perdita della capacità giuridica può avvenire in casi di infermità mentale, demenza, grave malattia mentale, interdizione o inabilitazione decisa dal giudice. In queste situazioni, la persona può perdere la capacità di intendere e volere, e di conseguenza non può più compiere atti giuridici autonomamente. La capacità giuridica si perde invece definitivamente per morte, compresa la morte presunta in alcuni casi particolari.

Quanto viene pagato un curatore?

In base alla normativa vigente, il compenso del curatore è calcolato in percentuale sulla massa attiva ereditaria e dovrebbe essere compreso tra lo 0,50% e il 3%, con un minimo di € 1.549,37. Tuttavia, il compenso effettivo dipende dalle specifiche disposizioni del tribunale o dell’autorità che ha nominato il curatore e può variare in base al tipo di incarico e alla giurisdizione in cui si svolge l’incarico.

In generale, il compenso può essere stabilito in base alle ore di lavoro effettuate o mediante una tariffa oraria prestabilita. In alcuni casi, può essere una percentuale delle entrate o delle spese gestite dal curatore per conto della persona assistita.

Il compenso deve essere equo e ragionevole, in modo da garantire un giusto risarcimento per il lavoro svolto dal curatore, ma senza diventare un peso eccessivo per la persona assistita. Il tribunale o l’autorità che ha nominato il curatore può anche revisionare il compenso periodicamente per garantire che sia adeguato nel tempo.


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