Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è passato alla storia come uno degli eroi più grandi nella storia italiana. Ha combattuto a lungo contro il terrorismo e le Brigate Rosse, ma purtroppo alla fine i suoi nemici hanno avuto la meglio su di lui.
Ma non tutti sanno che prima di sposare la donna che è morta al suo fianco, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ha avuto un’altra moglie, nota con il nome di Dora Fabbo. Scopriamo chi era questa donna e la sua storia.

Chi è stata Dora Fabbo
Dora Fabbo, nata a Parma nel 1924, è stata la prima moglie del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. I due si sono conosciuti durante una vacanza a Bari e è scoccato l’amore tra loro. Dopo una breve frequentazione, hanno deciso di sposarsi nel 1946 diventando marito e moglie. Nel 1947 è nata la loro prima figlia, Rita, nel 1949 è nato Nando e nel 1952 è nata Simona.
Purtroppo, la vita di Dora Fabbo è stata improvvisamente spezzata da un infarto che l’ha strappata alla vita a soli 52 anni. Secondo la figlia Rita, la causa della morte sarebbe stata legata alle grandi preoccupazioni che il lavoro del marito le procurava ogni giorno. Dora Fabbo era costantemente in ansia per la sicurezza del generale Dalla Chiesa, sempre in prima linea nella lotta contro il terrorismo.
Il legame tra il generale e Dora era profondo, tanto che lei era la cassaforte dei segreti del padre di Carlo Alberto. Nessuna verità era taciuta tra loro fino alla morte prematura di Dora.
Morte di Dora Fabbo
La causa della morte di Dora Fabbo è stata un infarto avuto il 19 febbraio 1978. Una notizia che ha sconvolto la famiglia, impreparata a fronteggiare tale tragedia. Rita dalla Chiesa ha poi raccontato il momento in cui ha appreso della morte di sua madre, un evento ancora più traumatico di quello che ha coinvolto suo padre. Rita si trovava a Roma mentre i suoi genitori erano a Torino. Si sono sentite al telefono, e sua madre era felice perché aveva preparato la polenta e una torta di mele. Avevano promesso di risentirsi in serata, ma meno di due ore dopo quella telefonata, sua madre non c’era più a causa di un infarto fulminante. Per Rita, la perdita di sua madre è stata un colpo molto più pesante rispetto a quello del padre. Suo padre aveva sempre vissuto con l’angoscia di un possibile attentato, mentre sua madre non aveva mai pensato che qualcosa del genere potesse accadere. Questa tragedia ha reso molto difficile per Rita riuscire a superare il dolore della perdita di sua madre.
Dora Fabbo è sepolta nel cimitero della Villetta, insieme al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e alla seconda moglie Emanuela Setti Carraro. Una visita a questo luogo è un’esperienza emozionante, che rafforza il ricordo di queste persone che hanno lasciato un segno indelebile nella storia italiana.
La storia di Dora Fabbo, la prima moglie del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, è un capitolo poco conosciuto ma significativo nella vita di un uomo che ha dedicato la sua esistenza alla lotta contro il terrorismo. La sua morte prematura ha segnato profondamente la vita del generale, che ha scritto un diario intimo per non dimenticarla mai. Il loro amore è stato forte, e il generale ha continuato a sentire la presenza di Dora anche dopo la sua scomparsa.
Nonostante ciò, il loro amore era profondo, come dimostra il fatto che Carlo Alberto Dalla Chiesa iniziò a scrivere un diario intimo e privato dopo la morte di Dora, cercando di sentirla ancora vicino nonostante la sua assenza fisica: “Creatura di più di 40 giorni. Senza un cenno da parte di colui al quale avevo donato la mia esistenza dall’età di 19-20 anni”.
Rita dalla Chiesa ha raccontato con dolore come ha appreso la morte di sua madre, Dora Fabbo. Lei si trovava a Roma, mentre i suoi genitori erano a Torino. Parlava con sua madre al telefono e ricorda ancora la gioia di Dora nel raccontarle di aver preparato polenta e una torta di mele. Avevano promesso di sentirsi nuovamente quella sera, ma meno di due ore dopo quella conversazione, sua madre non c’era più, stroncata da un fulminante infarto. Rita sottolinea che, in qualche modo, questo evento è stato ancora più traumatico di quello che ha coinvolto suo padre. Mentre Carlo Alberto dalla Chiesa viveva costantemente nell’angoscia di un possibile attentato, sua madre non avrebbe mai pensato che qualcosa del genere potesse accadere. Questa tragedia ha reso estremamente difficile per Rita superare il dolore della perdita di sua madre.
La morte di Dora Fabbo ha lasciato un vuoto profondo nella famiglia Dalla Chiesa. Rita dalla Chiesa ha dovuto affrontare la perdita della madre, una figura che aveva dato senso alla sua esistenza sin dalla giovane età. Ancora oggi, la ferita causata da questa perdita non è mai stata completamente rimarginata. La storia di Dora Fabbo è un triste ricordo dell’impatto che la lotta contro il terrorismo ha avuto non solo sul generale Dalla Chiesa, ma anche sulle persone a lui più care.
Dalla Chiesa, un padre affettuoso
All’interno delle mura domestiche, Carlo Alberto dalla Chiesa era un padre severo ma amorevole. Imponeva regole e valori che non potevano essere trasgrediti, ma allo stesso tempo era estremamente affettuoso con i suoi figli. Giocava con loro, li aiutava con i compiti e cercava di insegnare loro matematica, nonostante le sue doti in quella materia fossero discutibili (ride). Inoltre, era profondamente innamorato di sua moglie, Dora Fabbo. La coppia si era sposata il 29 luglio e ogni 29 del mese Carlo Alberto le portava una rosa, dimostrando la sua sensibilità e romanticismo. Nonostante la sua posizione di generale, per i figli era semplicemente il loro padre.
Tuttavia, non coinvolgeva i suoi figli nei rischi legati al suo lavoro. Non portava mai a casa le sue preoccupazioni o le minacce di morte che riceveva. Queste discussioni avvenivano in privato, in camera da letto, con sua moglie Dora. I figli non erano a conoscenza di tali dettagli, ma crescendo cominciarono a percepire segnali non del tutto positivi provenienti dall’esterno.
Il terrorismo non risparmiò la famiglia Dalla Chiesa. Sono stati minacciati, seguiti e controllati. Carlo Alberto cercava di dar loro consigli e proteggerli come poteva, ma i terroristi potevano essere ovunque.
Una settimana prima dell’attentato, Rita Dalla Chiesa e suo padre ebbero un piccolo diverbio. Lui aveva chiesto a Rita di mandare sua figlia Giulia a Palermo, ma lei rifiutò categoricamente. Era una di quelle decisioni che solo una madre può comprendere, un istinto che parte dal profondo dell’anima. Carlo Alberto se l’era presa un po’ a male, ma fortunatamente Rita non aveva mandato Giulia a Palermo. Altrimenti, oggi non avrebbe nemmeno sua figlia. La sera dell’attentato, Emanuela, l’altra figlia di Carlo Alberto, avrebbe accompagnato Giulia a prendere suo nonno in macchina, alla Prefettura.
A causa di quella discussione, suo padre, orgoglioso, non la chiamò nel giorno del suo compleanno. Fu sua moglie Emanuela a farlo al suo posto. In genere, era suo padre che la chiamava la mattina del suo compleanno. Quel 31 agosto, sapendo come fosse suo padre, Rita sapeva che non la chiamerebbe a causa di quel diverbio. Quando arrivò la telefonata di Emanuela, sapeva che suo padre era vicino a lei. Emanuela le disse: “Ciao Rita, come stai? Tutto bene? Guarda che ieri ti abbiamo comprato un regalo, vedrai che ti piacerà. Te lo spediamo domani”. Il regalo arrivò due giorni dopo, quando suo padre e Emanuela non c’erano più. Era una bellissima camicia da notte di seta rosa, con un biglietto da parte loro. Non l’ha mai indossata. L’ha conservata così com’era arrivata.
Pochissime ore prima dell’attentato, il Generale dalla Chiesa chiamò Rita per fare pace. Era la mattina del 3 settembre 1982 e la chiamò in redazione, dove lei lavorava per la rivista Gioia. Hanno parlato un po’ e hanno fatto pace. Quella telefonata ha colmato il vuoto dei giorni in cui Rita aveva sentito la mancanza di suo padre. Lui la chiamava affettuosamente “topino”. Suo padre ha amato tantissimo Rita e lei ha amato molto lui. La loro famiglia è sempre stata unita.
Nell’ultima telefonata, suo padre le disse: “Rita, non farmi fare brutta figura”. Stava sostenendo l’esame da giornalista professionista. Aveva già superato la prova scritta e doveva affrontare l’esame orale. Suo padre le disse: “Stai studiando? Mi raccomando, non farmi fare brutta figura”. Quelle ultime parole, pronunciate inconsapevolmente da suo padre, le diedero un insegnamento di vita.
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