Sembra Tinder anzi no, è LinkedIn: uno studio svela come sul social dei CV ci siano più proposte indecenti che altro

Scritto da Maria Luisa Congiu, 29 Agosto 2023 - Tempo di lettura: 4 minuti

LinkedIn può offrire un vasto insieme di dati riguardanti le convenzionali misure di realizzazione personale, come la posizione lavorativa o la possibile retribuzione, per questo è utilizzato in ambito professionale

È LinkedIn o Tinder? Questo è il dilemma che emerge da uno studio recente che getta nuova luce su un aspetto oscuro della celebre piattaforma professionale. Nonostante l’obiettivo primario di LinkedIn sia quello di facilitare le relazioni lavorative e il networking, un’aspetto inquietante è venuto alla luce: il 91% delle donne su LinkedIn ha ricevuto almeno una volta avances sessuali o messaggi inappropriati. Ciò rivela una presenza indesiderata e disturba l’esperienza professionale di molte utenti, sollevando interrogativi sulla sicurezza e l’integrità della piattaforma stessa.

Social per approcciare le ragazze?

Come funziona Tinder. Nel 2022 si è festeggiato il 10° anno dall’arrivo di Tinder, un’app di dating che ha trasformato radicalmente il nostro approccio agli incontri con nuove persone. Precedentemente, la ricerca dell’anima gemella o di avventure era relegata a siti poco frequentati e poco affidabili, mentre il vero gioco avveniva nella vita reale. Dopo l’avvento di Tinder, la dinamica è cambiata: la ricerca del partner è divenuta un’affare sociale, con la moltiplicazione di app dedicate, tra cui spicca ancora Tinder, il punto di riferimento in questo campo. Tinder è un’app che agevola la comunicazione tra utenti interessati reciprocamente. Gli utenti esprimono il loro apprezzamento o disappunto verso le foto degli altri utenti mediante lo swipe a sinistra o destra, e possono potenzialmente abbinarsi (match) se l’apprezzamento è reciproco. La chat su Tinder è accessibile solo tra due utenti che hanno espresso interesse l’uno per l’altro tramite lo swipe e il conseguente match. Nel 2021, Tinder registra una media di circa 1,6 miliardi di swipes al giorno, portando a un milione di appuntamenti personali ogni settimana.

Lo studio sulle proposte “indecenti” su LinkedIn

Uno studio condotto da Passport-photo.online, basato su un campione di 1.049 donne utenti LinkedIn, dipinge un quadro allarmante di questa situazione. Un’ombra si allunga sulla piattaforma che conta oltre 14 milioni di iscritte e iscritti in Italia. Originariamente pensata come strumento di sviluppo professionale, LinkedIn sembra ora essere scivolato in dinamiche simili a quelle di un’app di incontri, come Tinder.

Il report rivela che il 43% delle professioniste che utilizzano LinkedIn ha sperimentato situazioni di disagio dovute a messaggi inappropriati. L’effetto di tali avances varia: il 14.75% si sente infastidito, il 13.42% è indifferente e il 13.22% confuso. Tuttavia, il dato più allarmante è che il 74% delle donne ha ridotto la propria attività sulla piattaforma a causa di questo comportamento inappropriato, contribuendo a creare un ambiente ostile nel contesto lavorativo.

LinkedIn, inizialmente unicamente conosciuto come un luogo di networking e sviluppo professionale, si trova ora ad affrontare una sfida imprevista, almeno in Italia. Nonostante le dichiarazioni chiare nelle linee guida che definiscono LinkedIn come una piattaforma di networking professionale e non un sito di incontri, il fenomeno delle avances sessuali indesiderate persiste. Questo mette in discussione la capacità della piattaforma di gestire efficacemente queste situazioni e solleva dubbi sulla sua integrità.

Le testimonianze delle donne coinvolte rivelano frustrazione e incredulità di fronte alla deriva di LinkedIn. Molte donne si ritrovano a dover affrontare messaggi di flirt invece che opportunità di networking. Una partecipante al sondaggio ha sarcasticamente commentato: “È divertente come la mia casella di posta sia invasa più da messaggi di ragazzi che cercano di flirtare con me rispetto a quelli che ricevo da persone che cercano di fare networking.” Queste testimonianze mettono in luce la situazione inaccettabile in cui molte professioniste si trovano.

Qualche spunto positivo

C’è anche un lato positivo: molte donne non restano passive di fronte a questi comportamenti inappropriati. Il 43% risponde direttamente al mittente, chiarendo che il messaggio è fuori luogo. Circa il 23% ignora o cancella il messaggio, mentre il 17% segnala o blocca l’utente coinvolto. Queste reazioni dimostrano che molte donne non accettano questa situazione e cercano di porre rimedio al problema.

Il fenomeno delle avances sessuali indesiderate su LinkedIn è un problema che sta minando l’integrità della piattaforma. Circa il 91% delle donne utenti ha affrontato messaggi inappropriati, creando un ambiente di disagio che ha spinto molte a ridurre la propria attività sulla piattaforma. Questa situazione chiama LinkedIn ad adottare misure immediate per ristabilire la piattaforma come un luogo sicuro e rispettoso per lo sviluppo professionale. È essenziale che le donne possano partecipare pienamente alla comunità senza paura di molestie o avances indesiderate.

Nella maggioranza dei casi, i messaggi non appropriati che finiscono nelle chat private delle donne consistono in proposte di incontri romantici o sessuali (31%). Quando le professioniste presenti su LinkedIn sono contattate, circa il 43% di loro solitamente affronta la situazione, informando il mittente che ha oltrepassato i confini. Ricevere avances su LinkedIn spesso suscita sentimenti di fastidio nelle donne (14.75%), ma anche indifferenza (13.42%) o confusione (13.22%). Circa il 43% delle donne che utilizzano la piattaforma ha segnalato, più di una volta, utenti che cercavano di flirtare con loro. Quasi il 74% delle donne iscritte a LinkedIn ha ridotto almeno una volta la propria attività sulla piattaforma a causa di comportamenti inappropriati.

L’indagine online è stata svolta coinvolgendo 1.049 donne che fanno uso regolare di LinkedIn, accedendo alla piattaforma almeno una volta a settimana. Tra le partecipanti, il 16,5% aveva un’età di 26 anni o inferiore, il 68,5% rientrava nell’intervallo di età tra i 27 e i 42 anni, il 14,1% aveva un’età compresa tra i 43 e i 58 anni, mentre lo 0,8% aveva un’età superiore a 59 anni.

Le percentuali di attendibilità e margine di errore di questo sondaggio sono rispettivamente del 95% e del 3%. Considerando la composizione per età del campione, i risultati ottenuti sono rappresentativi e statisticamente validi per l’intera popolazione.

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