Francesca Sanna Sulis, la straordinaria vita della donna sarda del ‘700 che divenne stilista, imprenditrice e visionaria

Scritto da Elvira Puglisi, 12 Aprile 2023 - Tempo di lettura: 6 minuti

Una visionaria imprenditrice della moda nell’incertezza politica della Sardegna del Settecento

Una delle primissime imprenditrici del nostro Paese, una delle prime influencer della moda e non solo, la vita di una donna che ebbe intuizioni, diede istruzione e cultura ad un popolo, insegno come trattare e formare i propri dipendenti, cambiò il paradigma di produzione e gusto estetico.

A metà del Settecento, Francesca Sulis (1716-1810), anche se la base era ben affermata poiché figlia di ricchi proprietari terrieri, riuscì a trasformare i suoi possedimenti nel Sarrabus e nel Campidano di Cagliari in un impero della moda grazie a una legge agraria che favoriva la coltivazione del gelso. La storia di Francesca Sanna Sulis è un esempio di come l’emancipazione delle donne possa avvenire attraverso l’imprenditoria e la visione imprenditoriale, nonostante le sfide e le limitazioni imposte dalla società dell’epoca, Francesca riuscì a realizzare il suo sogno imprenditoriale e a diventare una figura di spicco nel settore della moda, aprendo la strada a molte altre donne che avrebbero seguito le sue orme.

Nata nel lontanissimo 11 giugno 1716, la ragazza perde presto la madre a causa di una polmonite, evento tragico che spinge suo padre, in seguito sposato più volte – sopravvivendo a tutte le sue mogli – ad affezionarsi a lei al punto da insegnarle i segreti della vita di campagna e guidarla nell’amministrazione delle proprietà di famiglia.

Quando è ancora adolescente, la famiglia si trasferisce a Cagliari, dove suo padre si occupa dell’educazione di Francesca e dei suoi fratelli minori, aprendo loro la sua vasta biblioteca. Le giornate della giovane trascorrono così, tra la lettura, il disegno e il ricamo. Ben presto, però, il cucito diventa l’occupazione principale di Francesca, che insieme alla sua fedele amica Antonia, una serva di casa, si diverte a immaginare il suo guardaroba e quello delle sue amiche.

Nel 1734, durante la festa per il 18° compleanno dell’amica Clara, Francesca incontra Pietro Sanna Lecca, che diventerà suo marito l’anno successivo. In quell’occasione, tutte le giovani in età da marito indossano le creazioni di Francesca: abiti dai colori originali, realizzati con stoffe preziose e soprattutto di modelli pratici. Nonostante gli uomini non se ne accorgano, tra le donne della festa si parla solo dell’estro e della maestria di Francesca.

Con la stessa indipendenza di spirito, il giorno delle nozze Francesca disegna e realizza da sola il suo abito da sposa, così come quelli delle invitate. Nonostante le offerte dei migliori sarti della città, la giovane ha già le idee chiare su ciò che desidera, non solo per il matrimonio, ma anche per la vita. Grazie all’occupazione del marito, che diventa giureconsulto dei Savoia dopo alcuni anni e trascorre gran parte dell’anno lontano da casa, Francesca cresce con piena autonomia i suoi tre figli Raffaele, Stanislao e Maria Michela, che tuttavia non le sopravviveranno, a eccezione della figlia. Con la morte di suo padre, Francesca prende il pieno possesso delle sue proprietà e, incoraggiata e sostenuta dal marito, decide di collegare strettamente il destino delle sue terre con la sua passione per i tessuti e gli abiti.

La situazione economica e sociale ante rivoluzione industriale

Nel Regno di Sardegna, una figura femminile dal grande fiuto per gli affari potrebbe essere stata la scintilla iniziale (forse inconsapevole) della Rivoluzione industriale. Francesca Sanna Sulis, come racconta Ada Lai nella biografia “La straordinaria storia di Francesca Sanna Sulis. Donna di Sardegna” pubblicata dalla Palabanda Edizioni, è stata un’imprenditrice ante litteram: figlia di ricchi proprietari terrieri, è riuscita a trasformare i suoi possedimenti nel Sarrabus e nel Campidano di Cagliari in un impero della moda.

La Rivoluzione industriale, magari inconsciamente, trovò una scintilla proprio nei fatti e nelle vicissitudini del Regno di Sardegna: questa imprenditrice ante litteram scovò qui la sua emancipazione seguendo un filo di seta, una volta trasferitasi a Cagliari.

Una manifattura tessile di successo, letteralmente dal nulla

Francesca Sanna Sulis ereditò dai suoi genitori vaste proprietà terriere nelle regioni del Sarrabus e del Campidano di Cagliari, ma invece di limitarsi alla gestione tradizionale delle terre, ebbe una visione innovativa: con intuizione e intraprendenza, trasformò le sue terre in una vera e propria manifattura tessile, utilizzando il gelso per nutrire i bachi da seta e produrre filati di alta qualità.

La coltivazione del gelso, favorita da una legge agraria, è stata la chiave del successo di Francesca Sanna Sulis

Francesca, desiderando tutto il processo di produzione della seta, dalle terre per i gelsi fino ai tessuti finiti, si impegna per ottenerlo. Con l’aiuto di Antonia e della sorella Lucia, trasforma la vecchia casa materna in un moderno laboratorio di tessitura. Con cura seleziona le lavoranti e produce tessuti di seta di eccellente qualità. La fortuna è dalla sua parte poiché il clima della zona permette la schiusa dei bozzi di seta in anticipo, dando all’azienda Sanna Sulis un vantaggio di quasi un mese sui concorrenti nella consegna dei tessuti ai clienti.

Francesca Sanna Sulis distribuì il gelso su 450 ettari di terra per nutrire i suoi bachi da seta, ottenendo un filato di altissima qualità che venne richiesto in esclusiva per Lombardia e Piemonte. Tuttavia, anziché esportare il tessuto, Francesca preferì utilizzarlo per le sue creazioni di moda, che entusiasmarono l’alta società cagliaritana. In pochi anni, riuscì a trasformare un’attività a conduzione familiare in una vera e propria manifattura tessile che contava ben 750 dipendenti.

Un’impresa di successo che oltrepassa i confini dell’isola in un contesto povero e rivoltoso

Grazie alla sua abilità nell’industria tessile, gli abiti di Francesca Sanna Sulis non passavano inosservati e ben presto uscirono dagli atelier sartoriali di Cagliari per conquistare la corte sabauda e meneghina. Le sue creazioni raggiunsero persino il Palazzo dell’Ermitage di San Pietroburgo, dove Francesca conquistò l’ammirazione della zarina Caterina di Russia (nella foto in basso) e vennero indossati anche alla corte sabauda e meneghina. La sua reputazione si diffuse rapidamente grazie all’elevata qualità dei suoi tessuti e al suo talento nel creare abiti unici ed eleganti.

Francesca Sulis anche se nata ricca, era comunque una donna in una società rurale e patriarcale. La Sardegna, dopo tre secoli di dominazione spagnola, passò con il Trattato di Londra del 1720 ai Savoia sotto Vittorio Amedeo II. In quel periodo di incertezza politica, l’isola era fuori controllo. Afflitta dalla povertà e dal banditismo, la popolazione viveva in condizioni estremamente difficili. Inizialmente, il governo sabaudo faticava a mantenere l’ordine pubblico, tanto che sperava addirittura di potersi liberare dell’isola, scambiandola con la Sicilia nel contesto dei conflitti di successione tra le grandi casate europee. L’isola versava in una situazione di arretratezza e banditismo, e il governo sabaudo faticava a mantenere l’ordine pubblico. Nonostante ciò, la Sardegna si rivelò una fonte di ricchezza per i Savoia, grazie alle sue materie prime agricole e minerarie di alta qualità.

Cosa ci ha lasciato (e insegnato) Francesca Sanna Sulis

Francesca Sanna Sulis, acuta osservatrice delle dinamiche e delle trasformazioni sociali, dà lavoro a molte famiglie e si preoccupa dell’istruzione dei suoi lavoratori, insegnando loro a leggere, scrivere, fare i conti e conoscere la botanica e tutto ciò che riguarda i bachi da seta. Seguendo l’esempio del padre, capisce che lavoratori competenti garantiscono una maggiore qualità dei prodotti e migliora le condizioni di lavoro dei suoi operai, incoraggiando nuove idee. Nel suo redditizio business, non impiega mai manodopera minorile, ma fornisce alle donne dei telai per lavorare a casa anche dopo il matrimonio e l’arrivo dei figli, creando una forma di smart working che migliora le condizioni di vita di molte famiglie e offre alle donne un’opportunità di lavoro specializzato e richiesto.

Francesca è gelosa dei suoi segreti, ma attenta a non danneggiare i suoi concorrenti. Si fa abile nel stringere preziose amicizie che le sono utili negli affari, come quella con il conte lombardo Giorgio Giulini, imprenditore, che le apre le porte dell’alta nobiltà milanese. Nel corso degli anni, la sua azienda diventa sempre più famosa e migliora il benessere della popolazione di Cagliari.

Dopo la morte del marito e dei figli maschi, Francesca diventa anziana e apre la sua casa ai rivoluzionari antimonarchici dell’epoca, trasformando il suo salotto in un centro culturale. In questo contesto, sostiene e prepara la sommossa dei vespri sardi del 28 aprile 1794, che costringe il viceré Vincenzo Balbiano e i funzionari sabaudi a fuggire da Cagliari a causa del rifiuto di concedere maggiore autonomia al Regno di Sardegna. Questo evento è noto come “Sa die de sa Sardigna” ed è ancora oggi celebrato come la Giornata del popolo sardo. La donna proveniente da una lontana colonia monarchica aveva liberato se stessa e il suo popolo. Tuttavia, gli uomini che presero in mano la sua attività dopo la sua morte nel 1810 distrussero in pochi anni quanto aveva costruito in quasi un secolo di emancipazione.

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