La vera storia dietro il film Il Concorso, quando le donne presero il palco di Miss Mondo 1970 per protestare

Scritto da Simone Petrella, 8 Marzo 2023 - Tempo di lettura: 5 minuti

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Rai1 trasmette il film “Il Concorso”, diretto da Philippa Lowthorpe e con Keira Knightley nel cast, che racconta la storia vera del gruppo di femministe guidate da Sally Alexander e del concorso Miss Mondo nel 1970. Sally Alexander è un’attivista inglese che ha organizzato la protesta di Miss Mondo nel ’70 e oggi è insegnante di storia moderna all’Università di Londra, Goldsmiths. Jennifer Josephine Hosten è stata la prima donna nera e l’unica grenadina ad aver conquistato il titolo di Miss Mondo.

Partendo dal film Il Concorso, quali sono state le tappe del movimento femminista dal 1970 ad oggi?

Una delle scene finali del film “Il concorso”

Il 20 novembre 1970 si è tenuta a Londra la ventesima edizione di Miss Mondo, uno dei concorsi di bellezza più seguiti al mondo, presentato da Michael Aspel, Keith Fordyce e Bob Hope. Jennifer Hosten, rappresentante di Grenada, è stata incoronata Miss Mondo 1970. Durante il concorso, un gruppo di attiviste del Women’s Liberation Movement, guidate da Sally Alexander, sono salite sul palco per protestare contro l’oggettivazione delle donne nei concorsi di bellezza. La protesta ha attirato l’attenzione di milioni di spettatori e ha portato alla sospensione temporanea del concorso. Successivamente, il concorso è ripreso in modo regolare e si è concluso con la vittoria storica di Miss Grenada, la prima donna di colore a vincere il titolo di Miss Mondo.

Il movimento di liberazione femminista

La protesta del Women’s Liberation Movement durante Miss Mondo 1970 è stata il tema del film Il Concorso, diretto da Philippa Lowthorpe e con Keira Knightley nel cast. Il film racconta la storia vera del gruppo di femministe guidate da Sally Alexander che hanno organizzato la protesta e che hanno cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti delle donne. Sally Alexander è un’attivista inglese nata nel 1943, che ha contribuito ad organizzare la prima National Women’s Liberation Conference nel Regno Unito nel 1970. Ha poi insegnato storia all’Università di East London e al Birkbeck College, diventando una figura importante nella lotta per i diritti delle donne.

Jennifer Hosten, la vincitrice di Miss Mondo 1970, è stata la prima donna di colore e l’unica grenadina a vincere il titolo di Miss Mondo. Dopo la sua vittoria, ha continuato a lavorare nel mondo della moda e ha iniziato una carriera politica, diventando un’ambasciatrice delle Nazioni Unite per Grenada.

Jo Ann Gibson Robinson, attivista statunitense per i diritti civili degli afroamericani, è stata una figura importante nella lotta per i diritti delle donne negli Stati Uniti. Ha iniziato la sua lotta per i diritti delle donne dopo essere stata attaccata verbalmente da un autista per essersi seduta sui sedili riservati ai bianchi. Ha avviato una campagna di boicottaggio degli autobus di Montgomery, che ha durato oltre un anno e ha portato alla fine della segregazione sui mezzi pubblici nella città. Ha continuato ad essere attiva nelle organizzazioni femministe fino alla sua pensione, nel 1976.

La mercificazione del corpo femminile nel 2000

La mercificazione del corpo femminile nella moderna comunicazione di massa è un fenomeno che non accenna a diminuire. Le donne vengono spesso associate a una merce per veicolare la vendita di un prodotto, con conseguenze negative sulla percezione del corpo e della sessualità femminile.

Un esempio recente è la campagna pubblicitaria di un servizio di pulizie, intitolata “Ve la diamo gratis”, che ha utilizzato l’immagine del corpo di una donna per attirare l’attenzione dei potenziali clienti. In un altro caso, un’azienda petrolifera ha distribuito adesivi con l’immagine di Greta Thunberg violentata, un atto che ha suscitato indignazione in tutto il mondo.

Ma la mercificazione del corpo femminile non riguarda solo la pubblicità. Anche i concorsi di bellezza, come Miss Mondo e altri simili, contribuiscono a questa tendenza. Essi sono basati sulla competizione tra donne, che vengono valutate principalmente in base al loro aspetto fisico.

Il problema non è solo che questi concorsi escludono alcune fisicità, ma che promuovono anche un’idea distorta della bellezza, che viene associata alla perfezione. Le donne vengono educate fin dall’infanzia a essere “belle” e a confrontarsi con un modello femminile inaccessibile.

Ma la bellezza non dovrebbe essere ridotta a un’idea di perfezione. Tutte le persone, uomini e donne, hanno difetti e imperfezioni che fanno parte della loro bellezza unica. La bellezza non dovrebbe essere un parametro di giudizio, né dovrebbe essere associata alla competizione tra individui.

È quindi importante ripensare ai concorsi di bellezza e promuovere una visione più inclusiva e rispettosa del corpo femminile. Ciò significa abbandonare l’idea di una bellezza perfetta e incoraggiare la diversità e l’autostima. Solo così le donne potranno essere libere di esprimere la loro bellezza senza subire la pressione della società e della mercificazione del corpo femminile.

La parità di genere è un’utopia?

Parità di genere: progressi e ritardi. La parità di genere è uno dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, eppure la piena uguaglianza tra uomini e donne è ancora lontana dall’essere raggiunta. Nonostante i progressi ottenuti, ci sono ancora numerose barriere da superare in termini di diritti delle donne, che sono spesso limitate dal punto di vista politico, economico e sociale.

Secondo il rapporto The Gender Snapshot 2019 pubblicato dall’UN-Women, l’eliminazione della mutilazione genitale femminile e dei matrimoni precoci ha registrato progressi significativi, ma la violenza domestica e altre forme di discriminazione, legale e sociale, impediscono il raggiungimento degli obiettivi desiderati. Inoltre, le donne continuano ad avere accesso limitato alla salute sessuale e riproduttiva, e il divario salariale tra uomini e donne (Gender Pay Gap) persiste in molti Paesi del mondo.

È importante notare che la situazione delle donne in ogni contesto sociale ed economico riflette il grado di civiltà raggiunto dalle politiche attuate. L’ONG Women’s Learning Partnership sostiene che il progresso dell’umanità verso la civiltà e la pace si misura attraverso lo status delle donne nella società. Per questo motivo, nel 2011 l’ONU ha creato l’Ente per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile (UN Women) per promuovere l’uguaglianza di genere e creare un ambiente in cui ogni donna possa esercitare i propri diritti e sviluppare il proprio potenziale.

Nonostante gli sforzi dell’ONU e di altre organizzazioni internazionali, la parità di genere è ancora un obiettivo lontano dall’essere raggiunto. Tuttavia, continuare a promuovere l’uguaglianza di genere, eliminare le barriere e le discriminazioni di genere e garantire l’accesso delle donne ai processi decisionali e alla salute sessuale e riproduttiva sono fondamentali per raggiungere un mondo più equo e sostenibile per tutti.

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