Antonio Albanese torna in prima tv con “Grazie Ragazzi”, il film su una metafora aspettando Godot

Scritto da Maria Luisa Congiu, 12 Settembre 2023 - Tempo di lettura: 3 minuti

La Commedia Carceraria di Riccardo Milani con Antonio Albanese, che da una seconda possibilità a chi ne volesse una, ma con delle regole da rispettare

“Grazie Ragazzi”, film che segna una nuova collaborazione tra il regista Riccardo Milani e il comico/attore Antonio Albanese, torna in prima serata. Il film del 2023, sebbene appartenga al genere della commedia, tocca temi profondi legati all’importanza del teatro e della cultura, diventando una riflessione sulla vita di chi è condannato a una lunga attesa, non diversa da quella dei protagonisti di “Aspettando Godot” di Samuel Beckett.

La compagnia teatrale in azione

Il dialogo tra Estragone e Vladimiro, i due personaggi principali di “Aspettando Godot,” scritto nel 1952 da Beckett, pone l’accento su un senso di vuoto, l’assenza di un centro e l’attesa di qualcosa o qualcuno che potrebbe non arrivare mai. Questi sentimenti di attesa e desolazione sono comuni anche alle vite di coloro che si trovano dietro le sbarre di un penitenziario, dove il tempo sembra scorrere lentamente, e l’attesa per l’ora d’aria, il giorno delle visite o la libertà è intollerabile. La storia di “Grazie Ragazzi” si basa su questa similitudine tra il teatro di Beckett e la realtà carceraria.

Riccardo Milani ha preso ispirazione dalla storia dell’attore francese Jan Jonson, che negli anni ’80 mise in scena l’opera di Beckett con un gruppo di detenuti. Questa esperienza ha ispirato anche il regista Emmanuel Courcol, che ha realizzato il film “Un Triomphe,” e ora è il turno di Milani di portare questa storia in Italia con “Grazie Ragazzi,” con Antonio Albanese come protagonista.

Il film non è una pura commedia, ma un’opera che va oltre le risate. Si ride, certo, ma il film è intriso di malinconia e riflette sulle vite difficili di chi si è smarrito, di chi non ha potuto dimostrare il proprio valore e di chi è rimasto ai margini della società. Questa malinconia è in sintonia con il personaggio di Antonio Albanese, che interpreta un attore in difficoltà costretto a doppiare film per adulti per sopravvivere.

Fabrizio Bentivoglio, Riccardo Milani, Antonio Albanese sul set di Grazie Ragazzi

Da Aspettando Godot una metafora profonda ed un finale da scoprire

Antonio Albanese, oltre a essere un attore di talento, condivide con il protagonista della storia un legame con il teatro che ha trasformato la sua vita. Il film sottolinea il potere della cultura e dell’arte nel permettere alle persone di esprimere il proprio io più profondo e di intraprendere il percorso verso il cambiamento.

Nonostante le tematiche serie e l’attenzione ai problemi sociali, “Grazie Ragazzi” evita di diventare un dramma carcerario. Il regista Riccardo Milani trova un equilibrio tra il messaggio profondo e la leggerezza di tono. Il film riflette sulla giustizia, la mancanza di certezza della pena e il rispetto delle regole in un paese dove spesso queste fondamenta sono messe in discussione.

“Grazie Ragazzi” è un film che tocca temi importanti e offre una riflessione sul potere della cultura e dell’arte nelle vite delle persone. Il film riesce ad ogni modo a trovare un equilibrio tra il suo messaggio profondo e il tono leggero della commedia, offrendo una visione edificante e coinvolgente.

Antonio Albanese è al centro del film, interpretando un ruolo che rispecchia in parte la sua stessa esperienza di vita, poiché anche lui è stato “salvato” dal teatro. Il talento dell’attore brilla sullo schermo, anche se il carisma di Kad Merad nell’originale francese rimane insuperato.

Il cast del film, composto da Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Fabrizio Bentivoglio, Giacomo Ferrara, Giorgio Montanini, Andrea Lattanzi e Nicola Rignanese, offre una serie di interpretazioni solide, sebbene alcuni personaggi avrebbero potuto essere sviluppati in modo più approfondito.

Grazie anche ai suoi meriti, “Grazie Ragazzi” presenta alcune sfide mancate. Il film è lungo e avrebbe potuto beneficiare di una riduzione della durata per mantenere il ritmo. Inoltre, alcuni attori, tranne Bentivoglio e Marchioni, sembrano recitare con un freno a mano tirato, mancando di un impatto emotivo più profondo. La storia procede per accumulo e iterazione, mancando di un momento culminante che potesse catturare pienamente l’attenzione del pubblico.

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